Presentata la mostra “Rubens vede Caravaggio”
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26 Gennaio 2009
Ha aperto ieri a Messina, la mostra “Rubens vede Caravaggio, le adorazioni dei pastori a confronto”, a cura di Vittorio Sgarbi; mostra che sarà ospitata sino al 15 marzo al Museo Regionale di Messina. L’evento culturale è stato aperto sempre ieri alle 10.30, al teatro Vittorio Emanuele di Messina, da una Lectio magistralis dell’on. Vittorio Sgarbi.
Ad inaugurare la mostra alle 12, al Museo Regionale di Messina, è stato il presidente della Regione siciliana, on. Raffaele Lombardo, alla presenza dell’assessore regionale ai Beni culturali, on. Antonello Antinoro; del sindaco di Messina, on. Giuseppe Buzzanca e dell´assessore alle politiche culturali, on. Giovanni Ardizzone.
“L´adorazione dei pastori” di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, appartiene al Museo Regionale di Messina, mentre il dipinto realizzato da Pietro Paolo Rubens, custodito al Museo di Fermo (Ascoli Piceno), sino al 15 gennaio è stato in mostra al Museo civico di Salemi. “C´è un curioso richiamo di numeri - ha evidenziato Sgarbi - che accomuna Salemi, Messina, Rubens e Caravaggio, e che si riallaccia idealmente al “Progetto Terre m otto” di Oliviero Toscani”.
“Nel 1608 Rubens realizza il dipinto “L´Adorazione dei pastori”, viene in Italia a Roma sperando di incontrare Caravaggio che invece si trovava a Messina.- precisa Sgarbi - A Messina nel 1908 c´è il terremoto. Nel 1968 si registrò il sisma a Salemi e in tutta la Valle del Belice. L´otto è dunque il numero chiave. A quattrocento anni di distanza, attraverso le opere nelle quali vive lo spirito degli artisti, Caravaggio e Rubens si incontreranno a Messina, cent´anni dopo il terremoto che, all´alba del 28 dicembre 1908, sconvolse la città. E minacciò di cancellare anche l´opera di Caravaggio che Rubens avrebbe voluto vedere. L´Adorazione dei pastori, appunto, dipinta per l´altare maggiore di Santa Maria la Concezione in contrada della Verza”.
A quattrocento anni di distanza, attraverso le opere nelle quali vive lo spirito degli artisti, Caravaggio e Rubens si incontreranno a Messina, cent’anni dopo il terremoto che, all’alba del 28 dicembre 1908, sconvolse la città. E minacciò di cancellare anche l’opera di Caravaggio che Rubens avrebbe voluto vedere. L’Adorazione dei pastori, appunto, dipinta per l’Altare maggiore di Santa Maria la Concezione in contrada della Verza. Un’opera che sembra pensata per essere vista da Rubens, un notturno povero, con il gruppo dei pastori e san Giuseppe in adorazione della Madonna e del Bambino distesi a terra sulla paglia sotto la “capanna rotta e disfatta d’assi e di travi”.
Finalmente Rubens incontra Caravaggio. Ma quando crede di averne rubato l’anima, Caravaggio è già più lontano; non si diverte con gli effetti speciali, con la luce che dal basso riverbera sul gruppo d’angeli come era stato nelle Opere di misericordia. Rubens si impegna, gioca con le luci strisciate, con i chiaroscuri. Caravaggio ormai non si compiace di virtuosismi “caravaggeschi”. Ripensa il Vangelo e rinuncia a ogni artificio con una sconvolgente semplicità. Rubens esibisce una bravura esagerata, trionfante. Caravaggio anticipa miracolosamente la sensibilità dei “vinti” di Malavoglia.












