Anche Villafranca ricorda le vittime del sisma del 1908
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29 Dicembre 2008
“Il terremoto di Messina del 1908 nella ricorrenza del primo centenario”. E’ questo il titolo del convegno svoltosi sabato, in occasione della Festa delle Pro Loco messinesi, nell’aula consiliare del Comune di Villafranca che ricorda così la tragica alba del 28 dicembre 1908.
Il primo a prendere la parola è stato il sindaco Pietro Giovanni La Tona: «Non è una scelta casuale quella di ricordare le vittime del sisma nell’ambito di una festa delle Pro Loco – spiega il primo cittadino villafranchese -, in quanto queste svolgono un’importante attività per rilanciare il turismo culturale, unico volano di crescita economica per i comuni della provincia».
FALSO STORICO SUGLI EDIFICI CROLLATI Ma l’intervento più significativo del convegno è stato indubbiamente quello dell’architetto Nino Principato, il quale, supportato da molte immagini e fonti storiche, ha mostrato al pubblico presente la situazione della Messina pre e post-terremoto: «Non è vero che quasi tutti gli edifici crollarono – dichiara-: è un falso storico, in quanto solo il 60% degli edifici crollò effettivamente, mentre il resto sarebbe stato intatto e recuperabile se non fosse stato distrutto negli anni immediatamente successivi per mezzo delle migliaia di chilogrammi di dinamite che arrivavano al tempo in città». «L’inefficienza dello Stato italiano – continua Principato - fu gravissima ed è il simbolo di quella lontananza dalle caratteristiche peculiari del territorio su cui esso si trovava ad operare».
IL SISMA A VILLAFRANCA La parola passa, dunque, a Damiano Vitale che si sofferma sui danni causati dal sisma in provincia: «A Villafranca si registrarono danni a Divieto (fu distrutta la chiesetta in piazza Pace) e soprattutto a Calvaruso, che è tutt’ora attraversata da una faglia: nella frazione villafranchese crollò, infatti, il santuario e la Chiesa di Santa Margherita. Mentre a Bauso fu distrutto il 40% delle abitazioni e molti furono i feriti, ma i danni, rispetto alla città di Messina, furono contenuti grazie alla limitata altezza degli edifici». «Anche a Villafranca – continua Vitale – sorsero le baracche: furono quasi una quarantina, di cui 14 a Divieto. Sul resto della fascia tirrenica, invece, i danni maggiori si ebbero a Milazzo».
A chiudere il convegno è stato inoltre Antonio Bilardo che si è soffermato sui danni al patrimonio artistico di Castroreale dopo il terremoto.
MESSINA CENT’ANNI DOPO, UNA CITTA’ INCOMPIUTA Si è chiusa così con le manifestazioni tenutesi ieri a Messina, centro distrutto prima dal terremoto calabro-siculo e poi dai bombardamenti degli Alleati durante la seconda guerra mondiale, la lunga settimana dedicata al Centenario. Alcuni scienziati prevedono un altro sisma di pari densità a quello del 1908 nei prossimi anni: quando vi sarà? La scienza non è in grado di dircelo, ma resta il fatto che Messina, la città, fino al 1908, più bella, ricca e prospera della Sicilia, non tornerà mai più come prima e sembra destinata a rimanere incompiuta. Ma i politici, soprattutto quelli al governo nazionale che hanno ignorato quasi del tutto l’importanza del Centenario, dovrebbero innanzitutto ricordarsi, come affermato dai consiglieri provinciali e dai cittadini superstiti (i veri sostenitori della ricostruzione della città), “essere un dovere storico e nazionale il risorgimento di Messina”, un risorgimento tanto promesso, ma mai arrivato per la città dello Stretto, caratterizzata ancora oggi da varie ignominie come quella delle baracche.












